Scheda: Quando eravamo... i ragazzi del triangolo verde di Mario Pan Scritto da un vicentino che da diversi decenni vive in Canada (la moglie, Anna Maria Zampieri Pan, è una affezionata corrispondente di Realtà Vicentina), questo libro racconta un particolare periodo della vita dell’autore: gli anni più tragici della seconda guerra mondiale, quelli della Resistenza, anni di confusione e di paura. Mario Pan all’epoca aveva tredici anni, era insomma poco più di un bimbo, ma si buttò senza esitazione, con il coraggio e l’incoscienza dell’età, nella Resistenza. Come scrive la moglie nella bella e affettuosa prefazione “Un idealismo concreto, il suo”. Un “patriottismo” senza esitazioni e senza calcoli, non la storia che abbiamo studiato sui libri o che oggi viene continuamente riveduta e reinterpretata, ma la storia vissuta da un bambino che era deciso a rendersi utile ad una causa che riteneva giusta. Il racconto inizia proprio dall’arruolamento del giovanissimo Mario, assieme ad alcuni amici e compagni di scuola, nella banda detta appunto “del triangolo verde”, non si sa ben perché (l’autore stesso non ha mai approfondito la questione), “un gruppo antifascista armato, di orientamento cattolico, ispirato ai principi “giustizia e libertà” del Partito d’Azione”. L’autore sottolinea il concetto di “armato” e benché usi un tono sempre leggero, in alcuni momenti quasi ironico quando racconta le missioni per procurare armi da fuoco e munizioni, egli sottintende pure come, benché giovanissimi, i ragazzi non stessero affatto “giocando” alla guerra ma ne fossero interamente coinvolti. Pagina dopo pagina, avventura dopo avventura, sempre più pericolose e drammatiche, benché il racconto risenta del benefico filtro del tempo, che ha attutito sofferenze e paure, lasciando però intatto il ricordo, il libro si legge d’un fiato. Sicuramente lo apprezzerà chi condivide con con Mario Pan la memoria di nomi e luoghi, ma sarà comunque un grande piacere ritrovare finalmente la storia raccontata da chi l’ha vissuta per davvero e non da chi l’ha studiata. Recensione di Giulia Matteazzi
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