Scheda: LE SAGRE: BALUARDI DI SOCIALIZZAZIONE. di Sandro Mazzarol Siamo in primavera ed è questa la stagione privilegiata insieme all’estate per lo svolgimento delle sagre paesane o di quartiere. Manifestazioni civili e religiose che risalgono fin dai primi secoli del cristianesimo dove si esaltano contemporaneamente gli aspetti di fede con il divertimento. La sagra rappresenta oggi, e più ancora nel passato, un insieme di momenti della giornata in cui tutta la comunità, ricchi e poveri, si ritrova per pregare il Signore, il Santo Patrono a cui è dedicata la chiesa o la frazione e per manifestare la propria devozione, come ad esempio nella processione votiva. Non mancano il suono delle campane, le cene o pranzi comunitari per i paesani e per i forestieri, le gare sportive (un tempo il tiro alla fine, la corsa dei sacchi, la scalata della cuccagna etc.), il ballo soprattutto quello liscio e classico, ed altre manifestazioni del tempo libero abbinate alla tradizione locale. Non mancano certamente le pesche di beneficenza che rappresentano spesso l’unico vero finanziamento di asili privati, dell’associazionismo e dell’aiuto ai Paesi poveri. Nelle sagre tutti si conoscono o quasi e comunque si fanno nuovi incontri, ci si scambia pareri e notizie sui vari clan. Spesso per tali manifestazioni ritornano al paese gli emigrati o quelli che sono andati ad abitare fuori dai confini zonali e parrocchiali. Non manca una visita pietistica al cimitero, per sostare in preghiera di fronte alle tombe dei parenti ed amici e per rinnovare qualche fiore appassito. Insomma la sagra, bella o meno, grande o piccola, paesana o di quartiere, rappresenta un elemento di socializzazione positivo che nessun’altra manifestazione pubblica riesce ad imitare neppure in piccola parte. Raduni oceanici per ascoltare urlatori più o meno famosi, partite di calcio con club famosi, serate sotto le stelle, ed altre manifestazioni prettamente laiche rivolte al cittadino sono strumenti di divertimento personale ma che non portano a socializzare e che spesso una volta concluse lasciano molto amaro in bocca proprio perché ci si aspettava da queste quel qualche cosa che non possiedono. Quello che poi è straordinario è che le sagre, pur mutandosi con il tempo, resistono allo stesso e con il loro rinnovamento continuano ad aggregare nuove generazioni di cittadini e o parrocchiani. Altro aspetto fondamentale è che il personale che organizza e conduce le sagre è veramente volontario e non ha alcun privilegio o riceve alcun denaro per le proprie prestazioni. Ancora di più la sagra aggrega, come organizzatori, comitati formati dai ceti sociali più disparati e nessuno dei collaboratori si sogna di evidenziare la propria personalità o il proprio stato sociale. Si potrebbe dire “tutti per uno e uno per tutti” per uno scopo unico che è la beneficenza e il ricordo del posto in cui si vive ringraziando il Buon Dio che ci dona lo fortuna di vivere. Sacro e profano che si mescolano insieme in una miscela così perfetta da far dimenticare, nei giorni della manifestazione, le preoccupazioni, le malattie, i dispiaceri, le disgrazie etc. Si arriva a dimenticare perfino il resto del mondo perchè, nei giorni di sagra, è il Paese - il “mio” paese, dove “sono nato e vissuto” o dove “ho imparato a vivere ed amare” - il mio mondo. Si va alla pesca di beneficenza sapendo bene di vincere le solite cose di ogni anno che sono quasi sempre oggetti inutili o superflui, ma contenti di lasciare il denaro per scopi umanitari. Gli amministratori pubblici o i manager dirigenti di spettacoli di massa dovrebbero tenere presente il modello “sagra” nell’organizzare le loro manifestazioni per evitare che siano o diventino esclusivamente elementi di audience senza cuore. Lo stare insieme in modo attivo e simbiotico sta diventando sempre più difficile perché la tecnologia e il nostro egoismo ci allontanano sempre di più dal vicino, dall’amico, dal compagno di lavoro e, seppur il nostro io ricerchi altri io, corre il rischio di rifuggirlo per rifugiarsi a guardare la televisione, ad andare in ferie da soli, a mangiare tra quattro mura e a parlare solo con i propri congiunti. La sagra ci risolleva da queste depressioni inconsce e ci aiuta a sorridere alla vita e alla società che ci circonda. Per cui vengano pure a tutto spiano la Sagra del “Giglio”, dei “Nani”, del “Riso”, del “Rosario” e così via, e, quando il lunedì di “Sagretta” vengono lanciati i fuochi d’artificio per annunciare a tutti che la festa sta per finire, ma in bellezza, apprezziamo anche il significato di un appuntamento all’anno prossimo come segno augurativo di bene, di salute e prosperità. Di solito quando vengono sparati gli ultimi tre colpi al buio, che segnano la fine della fine, si applaude di soddisfazione. Ed anche noi applaudiamo a queste grandi manifestazioni di semplicità che riempiono il cuore di felicità e che continuano la socializzazione che ci fa uomini civili, democratici e religiosi.
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