Scheda: BUON NATALE! di Sandro Mazzarol Buon Natale! Che magnifico augurio che il mondo si dà per il 25 dicembre di ogni anno. Ma dietro a questo messaggio ci sta la cultura, la religione di nazioni e popoli di tutta la terra. Per noi europei ha più un sapore religioso-etico anche se si sta affievolendo e nella sua globalizzazione ha sempre più il significato di festa, ferie e regali e non valori mistici da portare avanti. In questa società dominata esclusivamente dal consumismo il Natale è il punto nodale di tutto un ciclo annuale di vita. Spesso corrisponde anche al ricevimento di una gratificazione pari quasi ad uno stipendio da spendere in beni sovente voluttuari. Infatti i media bombardano su tutti i fronti dell’informazione per invitare a comprare di tutto, anche oggetti inutili, ritenendoli novità e giusta spesa per un Buon Natale ed una vita migliore. Per i cattolici credenti e praticanti il Natale, preceduto dall’Avvento, con la nascita del Bambino Gesù ha il significato dell’inizio di un nuovo anno liturgico e se anche la Pasqua ne è il completamento sommo, il Natale rimane anche per i cristiani la festa più sentita e che tenta di riunire ed esaltare al massimo i valori dell’integrità familiare tanto il detto “Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi”. Molte cose stanno cambiando in fretta in questa società ed anche il Natale ogni anno che passa perde sempre di più di valore etico-religioso per sostituirsi come un periodo di pausa e di riposo dove potersi divertire il più possibile utilizzando anche il periodo come ferie brevi con tutti gli annessi e connessi (viaggi, alberghi, ristorazione, montagna, estero etc.). Certo che ne è passata di acqua sotto i ponti da quand’ero bambino che vivevo, come i miei coetanei, con ansia l’arrivo delle festività natalizie. Il cuore batteva dall’emozione per le tante cose da fare e da ottenere. Da preparare il presepio, addobbare l’albero di natale, porgere gli auguri vocali e scritti a parenti ed amici, vicini e lontani, fare il chierichetto a tutte le manifestazioni religiose dell’avvento e tantissime altre cose legate al Natale. Da ricevere le tanto sospirate vacanze scolastiche, attese e ritenute sempre troppo corte, e soprattutto i regali e il buon mangiare a tavola. Per fare il presepio era una lotta, nel senso che una volta posizionata la capanna con la Sacra Famiglia e il bue e l’asinello, era tutto un consultarsi dove mettere i pastori, le pecore, le casette, le palme, il laghetto fatto con la carta stagnola e le luci, che allora erano erogate da piccole candele. Ma alla fine, con somma soddisfazione di tutta la famiglia, era bell’è fatto salvo che il Gesù Bambino la mamma me lo toglieva dalla mangiatoia perché mi spiegava che non era ancora nato. Non appena si ritornava dalla Messa di mezzanotte, verso l’una del 25 dicembre, la prima cosa che si faceva, dopo aver fatto una abbondante colazione (perché la S. Comunione la si doveva fare a digiuno anche dell’acqua) era mettere la statuina del Bambin Gesù al suo posto recitando, tutti insieme, una preghiera. Quanta felicità per questa liturgia familiare. Ma non solo: l’aria che si respirava sembrava diversa da quella degli altri periodi dell’anno: era profumata di festività. Il suono delle campane (quello vero) ti riempiva il cuore. I baci e gli abbracci tra parenti e amici, con lo scambio degli auguri, ti rendeva felice. Una felicità quasi commovente, completa, che ti appagava fino in fondo. Poi, il pranzo di Natale era una vera e propria bobbana. Si mangiava bene e tanto, e si finiva con il torrone e il panettone con lo spumante. Che cibi meravigliosi! Oggi, pensando ad allora, mi sento il dolore di una stretta al cuore quasi che parte di me stia morendo, perché oggi tutto quello di un tempo non succede neanche in minima parte. Vorrei tornare bambino non per un fatto di longevità ma solo per vivere quell’atmosfera e quella felicità. Oggi si predica la Pace, come allora, ma questa non fa parte del genere umano perché si combatte dappertutto anche da noi con la delinquenza. Il Natale ne era il vero significato, il messaggio che il Gesù Bambino con le braccia aperte nel presepio sembrava volesse dire: “Pace in terra a tutti gli uomini di buona volontà”. Siccome ciò non accade dobbiamo cercare con forza e coraggio di recuperare i valori della tradizione perché al di là dei vari credo rappresenta felicità ed amore nell’unità della famiglia e della società democratica. Anche questo è far Natale qui e nel mondo. Ed allora se gli uomini diminuissero la propria boriosità e con un pizzico di orgoglio in meno sapessero stringere la mano del proprio fratello augurandogli “Buon Natale” forse il suo significato tornerebbe, in modo diverso ed adeguato ai nostri tempi, ad avere il suo vero valore etico.
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