Scheda: PATRIOTTISMO, SPORT E BANDIERE. di Sandro Mazzarol Il recente successo, ottenuto il 9 luglio scorso, della Nazionale di Calcio Italiana in Germania che l’ha vista diventare Campione Mondiale ha coinvolto in Italia e non solo, milioni di persone, che hanno esultato con una passione quasi fideistica legata al risultato e non solo. Mai mi era successo di vedere un tale entusiasmo che ha coinvolto tutta l’Italia, tutti i ceti sociali, tutte le categorie dei cittadini a prescindere dal sesso, dall’età e dal ceto sociale. E’ stato un manifestare i propri sentimenti con sincerità e gioire insieme del risultato ottenuto. Addirittura la sera del 10 luglio a Roma si è ripetuta dopo duemila anni una sfilata di trionfo dei nostri calciatori paragonabile a quella degli imperatori romani che tornavano trionfatori dalle Gallie e venivano osannati dal popolo. I politici, e non solo loro, si sono “sbracati” nel dare il benvenuto ai vincitori ed hanno profuso complimenti e ringraziamenti mai visti sino ad ora. Non parliamo della folla, dei milioni di italiani nelle piazze e per le strade con altrettante bandiere italiane. Un mio amico commerciante mi ha confidato che non ha mai venduto in vita sua tante bandiere, bandierine, stemmi, gadget ed altro, tinti con il tricolore, in così poco tempo. Mai ho sentito prorompere dai petti con tanta forza e veemenza l’Inno di Mameli. Persino i presentatori della TV si sono sentiti autorizzati a coprirsi, in diretta, con la bandiera italiana o a tingersi il viso di bianco, rosso e verde. Insomma è stata un’apoteosi che non avvenne nemmeno quando l’Italia fu liberata dal nazifascismo e nemmeno Benito Mussolini, nel momento del suo maggior successo, ebbe tanti apprezzamenti e bagni di folle come in questa occasione. Debbo confessare che anch’io e mia moglie, seppur seduti in poltrona davanti al televisore, abbiamo gioito ed aperto una bottiglia di spumante per festeggiare il successo. Tutto quanto è avvenuto mi ha fatto riflettere e trarre alcune considerazioni. Come mai il nostro popolo si entusiasma in tal modo solo per il calcio? Perché questo mobiliti per ore, per giornate intere milioni di cittadini (un milione a Roma, 500 mila a Napoli, 100 mila nella sola Piazza del Duomo a Milano ed oltre 10 mila nella nostra Piazza dei Signori)? Questa mobilitazone spontanea del tutto volontaria è forse una droga di massa? E’ un ipnotismo collettivo? E’ una emulazione sproporzionata? O qualche altro fenomeno psico-sociale provoca questo grande segnale di gioia generale? Questo ricorrere a portare la bandiera nazionale, a sventolarla per ore intere a sgolarsi con “Fratelli d’Italia”, ad abbracciarsi, baciarsi, stringersi non è forse un segnale che al cittadino manca qualcosa? Penso che dopo tanti anni di notizie di stragi, di calamità, di delitti, di economie folli, si svalutazioni, di perdite di lavoro, di delusioni politiche il calcio con i mondiali è stato un catalizzatore eccezionale che ha coinvolto tutti. E allora questa non è forse una lezione per chi ci governa, per chi ci comanda, per chi dirige in qualche modo la nostra vita che qualcosa non va e che bisogna cambiare strada e dare ai cittadini qualche messaggio o segno evidente che coinvolga tutti in un qualcosa che dia una felicità collettiva? Io sono profondamente convinto che ci siano i mezzi e le persone adatte a creare questi entusiasmi. Bisogna che chi ha potere, di qualsiasi genere, si scrolli di dosso la propria apatia verso gli altri e si apra a gesti di generosità, magari semplici, ma convincenti. La gioia, il sorriso e l’entusiasmo arriveranno ben presto se tutto avverrà nel segno dell’altruismo e della lealtà. Allora penso che il patriottismo sia facile da risvegliare e da non confondersi con una globalizzazione generica dell’Unità Europea che non deve assolutamente avere il senso di perdere le proprie tradizioni, le proprie identità e le speranze per le nuove generazioni. Ecco che i Mondiali di Calcio ci hanno dato, magari senza volerlo, questo senso di un bisogno di unità nazionale, di riconoscerci in una bandiera, di metterci insieme per produrre progresso, benessere e cultura. Questa lezione avuta, che dimenticheremo purtroppo troppo presto, deve servire a cambiare il tran-tran quotidiano e a dare una idealità a quello che facciamo: allora tutto diventerò più facile, meno faticoso e probabilmente verrebbe migliorata la qualità della vita, in tutti i sensi, dei cittadini. Per questo sono entusiasta che siamo diventati i Campioni Mondiali del Calcio, invidiati da tutti, ma allo stesso tempo con una grandissima responsabilità: quella di dire che è finita un’epoca, ne viene aperta un’altra, nel segno però della fratellanza e della democrazia.
|