Scheda: Giovanni Chiesa, un sindaco
galantuomo e amico della gente - di Mario
Pavan
Il giorno 11 agosto ricorrono 16 anni dalla morte del sindaco Giovanni Chiesa. Molti non l’hanno conosciuto, ma è ancora vivo il suo ricordo a chi gli è stato vicino ed ha condiviso con lui il lavoro in Consiglio Comunale. E non erano anni facili, quelli dell’Amministrazione Chiesa. Era il 1975 quando il dottor Giovanni Chiesa venne eletto primo cittadino. Era il periodo di grandi cambiamenti: per la prima volta non era stata raggiunta dalla DC la maggioranza assoluta nella città “più bianca”. E da allora ebbero inizio le giunte programmatiche, bicolori e tricolori. Chiesa in questo si rivelò subito l’uomo del dialogo in un ambiente fino ad allora “autosufficiente” dal punto di vista partitico e politico. E Chiesa capì, con altri suoi collaboratori ed amici, la portata dei “tempi nuovi” del 1975, del “compromesso storico”, delle grandi istituzioni di Aldo Moro, poi finite come si sa nell’orrendo assassinio del leader politico. Chiesa capì che senza parlarsi, senza utili confronti, non si sarebbe fatto nulla in una città come Vicenza. Ed ecco allora le sue scelte in favore di una politica seria per il lavoro, la casa, l’occupazione dei giovani, la variante al piano regolatore. Si diede da fare perché il decentramento desse davvero voce ai quartieri, alle zone cittadine, nonostante le difficoltà e gli ostacoli che incontrava anche all’interno del suo stesso partito, che spesso era arroccato su posizioni d’altri tempi. Volle istituzionalizzata la conferenza dei capogruppo perché il Consiglio Comunale diventasse davvero la “vera casa di risonanza della città”, senza limiti al vero dibattito, alle interrogazioni, alle mozioni. Si diede da fare per la pedonalizzazione del centro storico; si arrivò, con lui, ad un passo dalla realizzazione del teatro cittadino. Fu sindaco di sei anni esaltanti, ricchi di idee, proposte, anche se “poveri” finanziariamente.
E nel 1981, ad un anno dalla riconferma nella successiva legislatura cittadina, fu assessore ai lavori pubblici, per un anno: un anno prima della morte.
Vedeva così, in giunta, realizzarsi concretamente, da responsabile di un assessorato, alcune opere pubbiche alle quali aveva creduto.
Ripensando a lui, alla luce anche dell’oggi, Vicenza deve ricordarlo come un uomo ed un sindaco semplice ma innamorato davvero del compito che si era assunto di portare a termine. (Mario Pavan)
La nostra città gli deve ancora molto - di Mario Pavan
Sono trascorsi, nell’estate appena passata, i primi vent’anni dalla scomparsa del sindaco Giovanni Chiesa, prestato alla politica dall’attività di medico che egli esercitava con competenza e passione.
E passione ed abnegazione furono le doti che ancora oggi sono d’attualità, parlando di lui, del dottor Giovani Chiesa , sindaco democristiano per oltre sette anni, a cominciare dal 1975, anno in cui la DC non era più forza egemonica nella “bianca città berica” per citare una definizione dell’acuto giornalista pure vicentino Gigi Ghirotti.
Giovanni Chiesa è stato forse l’ultimo sindaco galantuomo al cento per cento: fedele ai programmi, volle nella sua amministrazione le commissioni consiliari aperte e presiedute anche da esponenti di altri partiti, istituì il decentramento democratico, favorì la partecipazione della gente. Ed alla gente dedicava tanto tempo, tanto che viaggiava in tram per sentire pareri e lamentele e farne prezioso tesoro.
Egli, uomo non certo di sinistra, volle privilegiare le tematiche del lavoro, dell’occupazione, dei giovani, istituendo un apposito assessorato e seguendo direttamente i casi emblematici e difficili del Cotonificio Rossi, della Rigon calzature e di altre fabbriche che vivevano momenti duri. E con lui Vicenza annoverava un vescovo pure di idee aperte e pastoralmente coraggiose, quel monsignor Arnoldo Onisto che non sarebbe male, ogni tanto, riscoprire per la sua azione di pastore paziente e tenace, amico dei poveri.
Questo fu l’ambito in cui prese corpo l’azione dell’amministrazione Chiesa, un periodo che è rimpianto anche oggi, un periodo esaltante, di una crisi che però sollecitava all’impegno, all’essenzialità, alla sincerità, anche se poi con lo stesso Chiesa certi politici non furono leali e vollero che negli ultimi due anni egli restasse in giunta ma come assessore.
Vicenza deve molto anche a questo servitore della “cosa pubblica” che in momenti di ristrettezze di bilancio comunale, a favore dei dipendenti, non esitò di esporsi in prima persona direttamente. E deve a lui il rilancio per il verde pubblico, la creazione della conferenza dei capigruppo, a livello politico e partecipativo, deve a lui la riapertura concreta del problema del teatro, che proprio con la sua amministrazione, per un nonnulla quasi quasi si cosruiva.
E’ bello ripensare a tutto questo oggi, momento buio della vera politica quando invece prevalgono efficientismo e voglia di arrivare, facendo salti della quaglia in maniera disinvolta e dettati soltanto dal proprio tornaconto di numeri. E’ urgente altresì, crediamo, ripartire da alcuni valori che sono stati alla base dell’azione del Chiesa uomo e sindaco. Certo senza nostalgie e senza amarcord inutili!
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Giovanni CHiesa
(M.P.) Parlare di Giovanni Chiesa, di professione medico ortopedico, già sindaco di Vicenza, é ripercorrere gli anni politici caratterizzati a livello nazionale dal “compromesso storico” e dal governo di “solidarietà nazionale”, in tempi in cui anche Vicenza non era più solo e totalmente “bianca”.
E parlare, meglio ricordare Giovanni Chiesa, è pure ripercorrere le sedute accalorate ed interessanti di consigli comunali spesi fino ad ore piccole, quando ancora non c’era il ritmo inflessibile dell’orologio a limitare i vari interventi dei consiglieri. Giovanni Chiesa, nato a Vicenza il 14 luglio del 1927, fu il sindaco di questi anni: dal 1975 al 1981, anni duri ma esaltanti, aperti ai sogni, agli ideali, alle grandi intese. Con lui in Sala Bernarda tutti erano valorizzati come rappresentanti dei cittadini, al di là di colori partitici e maggioranze. Con Chiesa si dette vita alla partecipazione vera del decentramento, a commissioni importanti. Si pensi alla conferenza dei capigruppo che é strumento fondamentale per regolamentare impegni e lavori del consiglio e delle varie commissioni.
E in quegli anni sorse pure la commissione lavoro ed attività economiche, accanto all’assessorato specifico, per programmare e fronteggiare periodi di congiuntura, di chiusura di fabbriche cittadine. E pure nacque la commissione casa per aiutare chi era sfrattato in un lavoro di programmazione seria tra pubblico e privato nel settore fondamentale, quello abitativo, per ogni persona. Anche il Parco Querini vide l’organizzazione di concorsi ippici a livello nazionale e si arrivò ad un soffio dalla realizzazione di quell’eterno “sogno” che é il teatro dei vicentini, ancora adesso.
Giovanni Chiesa è morto il 12 agosto del 1982. Ma quello che resta della sua “lezione”, almeno per chi ha lavorato con lui e gli è stato vicino negli anni del suo impegno amministrativo (lui che non era certo un “politico di professione o di affare”) é il suo senso di rispetto. Per tutti, specie in Sala Bernarda.
E quel senso di coerenza, che spesso gli costava al momento, in situazioni a volte assurde, ma che poi rendeva in termini di lealtà e di semplicità. Vicenza tutta, specie i più giovani dovrebbero conoscerlo così! Ora Giovanni Chiesa riposa al cimitero monumentale tra i cittadini illustri e benemeriti. |