Scheda: Ricordo di Don Mario Urbani
un prete umanissimo e coraggioso
di Mario Pavan
Don Mario Urbani (era stato nominato monsignore ma non teneva al titolo sebbene meritatissimo) è tornato, verso fine agosto, alla casa del Padre e in Paradiso, senz’altro, è andato dritto dritto, come si dice dalle nostre parti. Sì perché nell’arco della sua lunga vita, 92 anni, egli è sempre stato un prete umanissimo ed è questo che conta quando uno decide di rispondere al Signore per essere “sale” tra gli uomini, suoi fratelli. Fin dal suo inizio come prete a San Felice in città, alla scuola di monsignor Lorenzon e poi sempre come cappellano a Cologna Veneta, il giovane don Mario si rese disponibile al dialogo, sensibile alle esigenze dei poveri.
E lo dimostrò nella Caienna e Guaiana, i due quartieri di Saviabona a Vicenza dove, alla fine degli Anni Quaranta, il vescovo Zinato pensò a lui come curato in quanto la zona misera delle baracche e dei profughi aveva bisogno di un prete giovane, aperto ai problemi sociali e che sapesse parlare coi socialisti e comunisti, allora visti come fumo negli occhi (a proposito, anche oggi è un po’ così...). E don Mario ,in contatto con la parrocchia - madre della vecchia Araceli da cui gerarchicamente dipendeva e allora retta dal grande monsignor Mario Milan, seppe farsi amare e aiutare. Certo sempre dai poveri, da coloro che davano gratis con lui energie e lavoro alla chiesetta, al campo sportivo della gloriosa “Pedezzi” o alla schola cantorum. Si cementava così una parte attiva della periferia cittadina e che pure cresceva, con vicino un altro santo prete, il servo di Dio, don Ottorino Zanon che in Stradella Mora, a due passi dalla canonica di don Mario e della sorella Agnese, fondava il suo istituto San Gaetano per i giovani orfani e disoccupati e la Casa dell’Immacolata per i suoi futuri diaconi e sacerdoti. La forza di questi preti d’altri tempi! Questo era don Mario Urbani che poi divenne il primo parroco della comunità del quartiere di Saviabona, Viale Astichello e zona dei fiumi (le vie infatti sono state poi dedicate ai corsi d’acqua italiani), luoghi chiamati con il nome di parrocchia di Santa Maria Ausiliatrice. Lì rimase con la fedele sorella factotum Agnese (una vera e propria forza dell’ingegno, dell’ago e del cucito tanto che lo affiancò subito in una scuola di catechismo e di sartoria per le ragazze povere dei quartieri di quella Vicenza). Questo è stato per oltre quattro decenni don Mario Urbani a Santa Maria Ausiliatrice dove lasciò tanta sincera commozione, amicizie e stima anche quando, già avanti negli anni, svolse la sua azione alla Caritas di Bassano del Grappa a Santa Trinità e poi, infine, nella sua Montecchio Maggiore.
Da qui era partito quella volta, con una colonna di poche auto (i tempi erano duri e non c’era ancora il boom economico) per fare il suo solenne ingresso di parroco nella comunità dell’Ausiliatrice che si preparava anche a costruire la sua nuova chiesa, abbellita sempre con il contributo dei poveri e di sensibili operatori economici, chiamati da don Mario. Chi scrive è stato uno dei primi bambini battezzati da lui, allora in quella Via Saviabona, 1 Colture Lisiera.
di Mario Pavan
Desidero anch’io ricordare don Mario che fu mio insegnante di religione al “Rossi” di Vicenza e in seguito lo frequentai al Centro Studi “F. Rodolfi” nella sua parrocchia. Di lui posso dire con certezza che erano la bontà e l’ amore per il prossimo le sue doti più spiccate. A noi studenti predicava che un vero cristiano non poteva vivere senza praticare la “Fede, Speranza e Carità”.
In silenzio ha operato e in silenzio se n’è andato lasciandoci un grande vuoto.
Sandro Mazzarol |