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Editrice Veneta » Scheda del personaggio

Scheda personaggio

Nome: RIGONI STERN MARIO
Categoria: Millenium

Scheda:

IL GRANDE VUOTO CHE AVVERTIAMO

di Mario Pavan

E’già più di un mese che abbiamo saputo solo dalla stampa e dai mass media, a funerali avvenuti, della scomparsa di Mario Rigoni Stern. Già, Mario Rigoni Stern, lo scrittore che ha insegnato l’aspetto vero, umano della guerra. Quello, tra i combattenti in un conflitto inutile, assurdo e satanico, di sentirsi Fratelli, tutti uguali, come in un unico grande vangelo laico.
Molte emozioni, diversi sentimenti potrebbero condizionare chi scrive su di lui e su quanto il grande Mario ci ha lasciato. Come indescrivibili rimarranno i contenuti fraterni delle telefonate che mio padre Rino (anch’egli reduce di Russia e scomparso poco più di due anni fa) scambiava con lui. Calamitava la voce di Mario e inteneriva, sempre. Il suo era un continuo dialogo sincero, senza retorica, senza pretese di insegnamenti: era quello del testimone. E di un saggio, che viveva il suo credo di semplicità, di onestà intellettuale, di scelta: sempre dalla parte degli ultimi, degli umili. Peccato perchè oggi, ai nostri giorni, sono rimasti in pochi come lui. Ma egli vivrà, sempre. Lo testimoniano i suoi libri della casa editrice Einaudi, i suoi pezzi  usciti sul quotidiano “La Stampa”, gli interni delle copertine dei suoi capolavori da lui  firmati, che moltissimi di noi conserveranno ora più di ieri con umanissima devozione.
Amico dei giovani, dei ragazzi,  guida di intere scolaresche che lo volevano perché con lui “stavano bene”, lo scrittore fu sempre un fedele e attento ascoltatore, prima che oratore. La sua voce, sempre pacata, trasmetteva il sapore della neve del suo altopiano, la brillantezza dei suoi occhi era invece lo specchio del suo stesso animo: sereno e deciso al tempo stesso. Fino alla fine, dignitosamente.
Mario continuerà a parlare fino al momento in cui continueranno a susseguirsi le Stagioni che lui viveva intensamente, tra le sue montagne, che conosceva tutte, a memoria. Ci sarà  sempre fino al momento in cui respirerà ancora la terra con i suoi boschi degli urogalli. I boschi erano le vive  stanze del suo grande tempio di una preghiera di fatica e di lavoro. E vivrà nel povero che bussa a una porta, lui povero sergente che, insieme con tanti altri suoi commilitoni-amici da giovane in grigioverde aveva chiesto il cibo alle zinke russe, avvolte in scialli e fazzolettoni nelle isbe disseminate nei villaggi della steppa gelata.
Queste le lezioni più belle e vere che lo scrittore Mario Rigoni Stern ci lascia ancora intatte e perfette perchè sono il suo mondo di cose semplici vissute semplicemente, nella sofferenza della realtà, della vita. Una vita che tempra, che insegna, sempre.
Così l’uomo Mario Rigoni Stern resterà al di là dello stesso suo alto e completo messaggio di scrittore (tradotto in molte lingue del mondo, tra cui quella giapponese) e della sua stessa  vocazione culturale a tutto campo. Una cultura, la sua, guadagnata nelle asperità della vita e maturata nell’esperienza di un linguaggio asciutto, com’è di poche parole (e di tanti fatti) del resto, tutta la generosa gente delle nostre montagne.
Un altro aspetto sarà sempre presente in molti di noi. E’ un valore che cerchiamo di proporre, nel nostro piccolo, a favore di un mondo che anche lui avrebbe certamente voluto. E’ quello dell’impegno per la Pace e per la Giustizia. Questo, per l’uomo Mario Rigoni Stern, fu una scelta compiuta dopo la brutale esperienza del secondo conflitto mondiale e resa ancora più drammatica e convinta dalle sofferenze patite nel lager. Da questi calvari, voluti certamente non da esseri degni dell’aggettivo di “umani” egli uscì come uno tra i tanti, sulle orme del suo amico Primo Levi. Mario maturò qui la sua vita futura che l’avrebbe portato anche a abbracciare, con il suo darsi allo scrivere, la causa di un impegno sociale, nel lavoro, a fianco di altri lavoratori che credevano in un avvenire migliore, più umano, più solidale e più giusto. Infatti, al di là delle diverse scuole di pensiero, non vi potrà mai essere autentica Pace se non ci sarà Giustizia.
Anche alla luce della nostra realtà odierna così incomprensibile a volte e spesso contraddistinta da eventi assurdi, l’eredità di Mario Rigoni Stern diventa sempre più essenziale. Perché scuola di vita, coerenza e frutto di un animo non incline al compromesso. E nelle pagine dei suoi libri e dei tanti suoi racconti che hanno accompagnato (e accompagneranno ancora) le giovani generazioni, forse, riusciremo a colmare il grande vuoto che proviamo tutti, nei giorni più bui e tristi.

IL NOSTRO SERGENTE E' ANDATO AVANTI

di Amerigo bau'

Addio mio schivo ed eroico alpino Mario, mi piace ricordarti col cappello alpino come ti vidi nella recente adunata nazionale di Asiago 2006. I “foresti” ti conoscono soprattutto per il tuo primo libro “Il sergente nella neve” dove descrivi la ritirata di Russia del ‘43 assieme ai tuoi 70 Alpini. Ci tenevi tanto a sottolineare che la cosa più importante che avevi fatto in vita era stata portare a casa (“a baita”) gli alpini della tua compagnia che la guerra ti aveva affidato (tutti gli ufficiali erano morti).
Molti di noi altopianesi pur essendo tuoi “compaesani” (ti piaceva usare questo termine) non ti conoscevamo personalmente ma conoscevamo bene la tua semplicità, la tua onestà intellettuale, il tuo amore per la famiglia, il tuo amore per la natura e per la meravigliosa nostra terra che il creatore gratuitamente ci ha donato. Infatti è con “Storia di Tönle” che hai dato, a mio modesto parere, il meglio della tua verve di scrittore, dove descrivi la vita del pastore Bintarn, legatissimo ai suoi boschi ma travolto da un conflitto più grande della sua prospettiva esistenziale, che poi era quella dei nostri “pupà” e nonni tra il 1800 e il 1900.
Avevi scelto di abitare fuori mano, ai margini del bosco da dove “dominavi” il nostro Altopiano. Sapevamo che la tua casa era aperta a tutti, la voglia di venirti a trovare era tanta ma rispettavamo il tuo voler essere “fuori” da un mondo che desideravi diverso, meno egoista, senza guerre, insomma migliore.
Nel ricordarti qualcuno ha voluto darti una connotazione politica ben precisa; dicendo che non ti inchinavi a nessuno, nemmeno a Dio; non sono d’accordo perché eri un buono e i buoni “si inchinano”: alla gente semplice, ai poveri e alla fede nel Trascendente tramandataci dai nostri Padri. Questo traspare in modo evidente nei tuoi scritti, scritti che, come dice Cacciari: “... sono privi di retorica, alle volte pudici ed aspri insieme. Sempre in onore di questa grande e misera creatura che è l’uomo.” Traspariva nel tuo parlare durante gli incontri cui ci facevi onore della tua presenza anche nelle contrade più lontane.
Ricordo sempre una tua umanissima risposta ad una richiesta di cosa sia un sogno: “... i sogni sono dei giovani quando s’innamorano... i sogni sono di un vecchio che spera di morire senza sofferenza...”. Avere l’opportunità di starti vicino anche per mezz’ora era un privilegio ed anche una responsabilità. Anche da “vecio” sei stato un leader.
Caro Mario sono sicuro che non me ne avrai se ti unisco al ricordo ancora vivo della scomparsa del maestro Patrizio Rigoni con il quale si provavano sensazioni simili a quelle dello stare con te; il maestro Patrizio, altro leader della nostra terra, ti ha preceduto ma che, ne sono sicuro, stava  aspettandoti per camminare insieme nelle “Sue Montagne”.
Caro Mario eri e resterai il “nostro” grande saggio vecchio, sarai una guida morale e culturale per le future generazioni.
Grazie “compaesano” Mario. 

PER SEMPRE TRA GLI UROGALLI

di Saverio Mirijello

“I miei brevi racconti non parlano di primavere silenziose, di alberi rinsecchiti... ma di cose che ancora si possono godere purché si abbia desiderio di vita, volontà di camminare e pazienza di osservare.” (Mario Rigoni Stern, “Uomini, boschi e api”)
Austero, silenzioso, composto come sempre, il Sergente Mario se n’è andato in punta di piedi.
Ci ha insegnato tante cose, descrivendoci con le parole più semplici le leggi immutabili che regolano l’umanità e i sentimenti delle persone. Semplici e ignari protagonisti di vite da raccontare per la loro splendida specificità: boscaioli, minatori, allevatori di bestie, giardinieri, ferrovieri, venditori di stampe, recuperanti, migranti. Con l’arte della sua semplicità ci ha dimostrato che si può conoscere la vita osservando le stagioni, gli uomini e gli animali che abitano il nostro stesso tempo da una contrada al confine della porzione di bosco che ognuno di noi riceve in affido, senza la necessità di compiere infiniti, e talvolta inutilmente sfiancanti, viaggi continentali. Non è davvero poco, e non potremo mai finire di ringraziarlo soltanto per questa lezione.
Mario Rigoni Stern è un arguto scrittore che ha conosciuto sulla sua pelle il dramma della più pagliaccesca follìa umana, la guerra, ed un uomo che ha saputo fermarsi ad ascoltare la sottile ed inestimabile lirica della vita, conservandone il segreto nello scrigno del proprio silenzio anche per consegnarlo intatto un giorno a coloro, come molti dei suoi compagni nella tragica campagna di Russia, che non ebbero il tempo di scoprirlo fino in fondo.
Infaticabile testimone oculare di ciò che è l’orrore e di ciò che è il riscatto di un’esistenza altrimenti perduta, nel suo animo era rimasto conficcato il chiodo ghiacciato di un inverno maledetto, l’immagine d’interminabili colonne di uomini diretti al sacrificio più o meno consapevolmente, il pregnante odore del grasso sulla bocca della canna di un ridicolo fucile, il senso della presenza circostante della morte, in perenne e dolcissimo agguato, ma anche l’indimenticabile gusto delle patate rimediate nelle isbe, e il ritorno al vero giorno, alla vera vita. Quel chiodo non è così riuscito a soffocare la sua voce. Una volta tornato a casa, tra le sue montagne, Rigoni Stern comprese che sarebbe stata questa la sua missione: essere il cantore della speranza che non si arrende, non decade, non è intaccata dalle nostre angosce, qualunque ne sia la ragione.
Nel resto della sua vita Mario Rigoni Stern ci ha raffigurato con la sua penna frammenti di grandiosa bellezza, insegnandoci a ripartire indomiti, a non cedere all’egoismo e alla grettezza, a credere invece nella fratellanza, nella solidarietà, nella condivisione, perché è il senso stesso della vita a imporcelo. Oltre alle memorabili storie di animali, come possono essere quella del capriolo rimasto ferito in un rastrellamento che diventa una vendetta partigiana, del picchio rosso, della pernice bianca, delle api e dell’urogallo come del fagiano di monte o dell’asina Giorgia, da vero uomo delle montagne Rigoni Stern ha saputo descrivere magistralmente l’eterno ritorno a casa e raccontare la vita quotidiana che riparte comunque ogni giorno serenamente, con i suoi insostituibili personaggi.
Le sue dolorose cicatrici interiori sono diventate in questo modo le note di uno spartito di musica rigenerante, perchè radiosa e pulsante di amore in tutto ciò che significa essere semplicemente un uomo che abita il suo tempo e interagisce con la terra cui appartiene.
Altrettanto grande egli è stato nel descriverci il suono e le suggestioni dei temporali di primavera, come a rievocare il sordo rimbombo e le voci confuse dei commilitoni perduti durante la guerra, i segni sulla neve per ricordarne anche gli ultimi passi, l’affannata fuga per la vita dei ghiri e delle lepri, perché in fondo forse siamo davvero così pure noi uomini.
Tutti i libri di Mario Rigoni Stern sono animati e amati dalla gente semplice, perché è al loro nobile animo ch’egli non cesserà di rivolgersi. Usciti stremati da una guerra insensata come tutte le altre, gli abitanti del suo cuore ripartono dalle macerie dell’anima e dai relitti del loro tempo per ricomporre i tasselli di una nuova esistenza e rivivere i giorni di una rinnovata speranza.
Rigoni Stern conosceva erbe, pietre, funghi, canti di uccelli, e amava particolarmente gli alberi, intrecciando le proprie riflessioni sulla consonanza di destino fra questi e gli uomini, chiusi nella parabola eterna di nascita e morte, di gioia e sofferenza. Sapeva che lassù, in un posto lontano dai clamori e dagli affanni, la neve scende sempre silenziosa e puntuale, e che la natura alla fine dà una risposta a tutti: il dolore straziante inferto dal male, che pure si accanisce sull’uomo in ginocchio, è soltanto una componente essenziale della nostra vita.
Le persone comuni hanno raccolto il suo piccolo-grande messaggio, gli hanno voluto e gliene vorranno sempre: non esiste un miglior premio della riconoscenza silenziosa della tua stessa gente.
E adesso, Sergente Mario, siamo noi ad augurare buon cammino a te che ti sei avviato per precederci, come si sente in dovere di fare una seria, scrupolosa e premurosa guida.
Nel confortevole tepore della notte eterna, finalmente ritrovati, i tuoi fedeli compagni della raccolta interiore alla solitudine avranno molte cose da ricordarti.